giovedì 27 agosto 2009

Scavi di Ercolano


L'antica città di Herculaneum, già gravemente danneggiata dal terremoto del 62, venne distrutta dall'eruzione del Vesuvio (79), che la coprì con un'ingentissima massa di fango, cenere ed altri materiali eruttivi trascinati dall'acqua piovana che, penetrando in ogni apertura, si solidificò in uno strato compatto e duro di 15-20 metri.

Queste particolari circostanze che hanno portato al seppellimento di Ercolano, se da un lato ne hanno reso e ne rendono tuttora assai arduo lo scavo, dall'altro hanno permesso la conservazione di materiali altamente deperibili, come i papiri e gli stessi alimenti, sigillati nel fango secco. Questa sigillatura ha anche protetto materiali come il legno strutturale, che invece in presenza di ristagno d'acqua è più deperibile.

Gli scavi di Ercolano, con quelli di Pompei ed Oplontis, sono inseriti dal 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Dopo secoli dal suo seppellimento e dopo che su parte del territorio s'era installata la città moderna di Resìna, la riscoperta d'Ercolano avvenne in circostanze del tutto casuali, al principio del XVIII secolo, quando il duca d'Elboeuf, proprietario d'una Villa d'Elboeuf a Portici, seppe che un pozzo scavato nell'orto dei Frati Alcantarini s'era imbattuto in un antico edificio adorno di marmi: il teatro di Ercolano. L'Elboeuf continuò l'esplorazione del monumento, asportando statue, marmi di rivestimento, colonne, iscrizioni e bronzi, che vennero raccolti nella Villa Reale di Portici.

Fra il 1738 e il 1765 si svolse la prima regolare campagna di scavo sotto il patrocinio di Carlo di Borbone e la direzione dell'Alcubierre (assistito da Carlo Weber) prima e di Francesco La Vega poi. Condotta in condizioni d'estrema difficoltà, l'esplorazione si svolse tramite cunicoli sotterranei che, una volta asportate le opere d'arte, venivano richiusi; furono raggiunti alcuni templi, la cosiddetta Basilica e la Villa dei Papiri. Fortunatamente Carlo Weber iniziò la stesura di una planimetria in base alle scoperte effettuate, completata da Francesco La Vega, importantissima nel 1986 quando venne riaperto lo scavo.

Dal 1828 al 1835 e dal 1869 al 1875 gli scavi, condotti finalmente a cielo aperto, diedero modesti risultati. Ripresi nel 1927 da Amedeo Maiuri, hanno portato in luce circa un terzo della città. Scavi eseguiti dal 1980 da Giuseppe Maggi hanno dimostrato che la popolazione di Ercolano non era fuggita verso Napoli, come si era ritenuto in precedenza, ma si trovava in gran parte ammassata in ambienti prospicienti la spiaggia o sulla stessa spiaggia, individuata per la prima volta. Gli ercolanesi speravano infatti di potersi salvare via mare. Fu rinvenuta una barca intatta, col supposto nocchiero affogato, e resti di altre. Le vittime erano perfettamente conservate: uomini, donne, bambini d'ogni ceto sociale, colti dal fiume di fango mentre tentavano di fuggire, alcuni portando con sé preziosi gioielli, monete ed altri oggetti. Il fango si era subito solidificato, conservando ogni dettaglio di questi primi veri "personaggi dell'antichità", compresi indumenti e copricapi. Dal 1982 fu decisivo il supporto scientifico della National Geographic Society di Washigton, particolarmente per lo studio degli scheletri, affidato alla paleopatologa Sara Bisel dello Smithsonian Institution.

Ercolano ci appare oggi solo in una parte della sua estensione, quella più vicina al mare, mentre restano ancora sepolti parte del Foro, i templi, numerose case e le necropoli, soprattutto per il fatto che vengono a trovarsi sotto il moderno abitato di Resìna, che dal 1969 ha mutato il nome della città in quello antico di Ercolano.

La visita della città può essere iniziata dal Cardine III, su cui affacciano numerose abitazioni.

Gli scavi effettuati negli anni ’80 hanno consentito di riscrivere una nuova pagina sugli ultimi giorni di Ercolano.

Le precedenti ricerche archeologiche avevano portato alla luce solo una decina di resti umani, per cui era condivisa l’opinione che la maggior parte della popolazione, stimata in circa 4500 unità, si fosse messa in salvo. Nel 1982 ebbero avvio nuovi scavi nella zona dell’antica spiaggia. Ben presto furono rinvenuti 270 scheletri umani, in gran parte all'interno dei fornici, mentre una decina di individui si trovava sull'arenile. Fu ritrovato anche lo scheletro di un cavallo.
Nei pressi delle terme suburbane emersero i resti di una grande barca.
Una muraglia alta 23 metri, costituita di materiale vulcanico che si depositò nella zona, emerse dagli scavi che hanno fatto riaffiorare i fornici.

Il Vesuvio, nella eruzione del '79 D.C., iniziò l'attività con l'apertura esplosiva del cratere e l'emissione di cenere bianca. Passò poi alla fase cosiddetta pliniana, durante la quale il vulcano iniziò ad emettere una colonna molto densa di materiale: ogni volta che il magma non riusciva a sostenere la colonna, questa collassava e una quantità enorme di materiale sospeso cominciava a scendere lungo i fianchi del monte. Si trattava di materia molto fluida che lungo la discesa si separava in due strati, uno - chiamato flow - molto lento perché in contatto col terreno che lo rallentava, che si raffreddava molto lentamente, e una parte, più leggera e più rapida perché scorreva al di sopra - chiamata surge - più liquida, scendeva assai veloce incuneandosi in ogni spazio.

Studi stratigrafici hanno permesso di comprendere la successione degli eventi.
In particolare è molto interessante comprendere cosa accadde nell'arenile e nei fornici, cioè in quella zona in cui si sono trovati i 270 scheletri. È stata studiata la stratigrafia dei depositi vulcanici situati all'interno di un fornice e di una parte della spiaggia antistante. Si è trovato che il primo surge dopo aver invaso tutta la città, ricoprì la spiaggia, estendendosi anche nei fornici. Questo strato mostra che era carico di frammenti di rocce, laterizi, tegole e pezzi di intonaco, raccolti mentre la massa attraversava la città. Anche gli scheletri delle vittime vennero inglobati. Furono le ceneri che determinarono in brevissimo tempo la morte dei fuggitivi. Il secondo strato concerne il flow, che era più lento, più caldo e in maggior quantità: a circa 400 gradi era capace di carbonizzare i corpi e il materiale organico. Aveva più capacità di trasporto e per questo vi sono inglobati pezzi di colonne, di mura, di pareti.

Ogni fornice aveva ospitato decine di persone, che si erano raccolte verso il fondo, nell'illusione di proteggersi meglio. Gli scheletri sono stati rimossi quasi tutti, tranne che in alcuni fornici, dove è stato possibile rilevare che gli scheletri sono rimasti nella posizione originaria, con le parti ossee ancora in connessione, in evidente posizione composta: alcuni erano ancora abbracciati. Le ossa non presentavano fratture e traumi, e questo prova che il primo surge era costituito da materiale fino, leggero e non tanto caldo da bruciare i corpi. Oggetti preziosi di rara bellezza furono trovati accanto ad una decina di corpi: evidentemente gli abitanti più ricchi avevano tentato di portare in salvo i propri beni. Il ritrovamento di un intero corredo di strumenti chirurgici e del loro astuccio ha suggerito che tra le vittime potesse esservi anche un medico. Il ritrovamento di un numero così ingente di resti umani rappresentò e rappresenta tuttora un evento eccezionale.


Da vedere:

  • La Casa di Aristide e Casa d'Argo

  • La Casa del Genio

  • La Casa dello Scheletro

  • La Casa dell'Albergo

  • La Casa dell'Atrio a Mosaico

  • La Casa dell'Erma di bronzo

  • La Casa a Graticcio

  • La Casa dell'Alcova

  • La Casa della Fullonica

  • La Casa del tramezzo di legno

  • Le Terme

  • La Casa di Galba

  • La Casa a due atri

  • La Casa del Colonnato Tuscanico

  • Il Sacello degli Augustali

  • La Basilica

  • Il Foro

  • La Casa del Salone Nero

  • La Casa del Bicentenario

  • La Casa del Bel Cortile

  • La Casa del Mosaico di Nettuno e Anfitrite

  • La Casa del Mobilio Carbonizzato

  • La Casa del Telaio

  • La Casa Sannitica

  • La Casa del Gran Portale

  • La Casa della Stoffa

  • La Casa dei Cervi

  • Le Terme Suburbane

  • La Casa della Gemma

  • La Casa del Rilievo di Telefo

  • Il Pistrinum

  • La Palestra

  • Il Teatro

  • La Villa dei Papiri

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