giovedì 27 agosto 2009

Scavi Archeologici di Stabiae


Con l'espressione scavi archeologici di Stabiae si fa riferimento ai ritrovamenti dell'antica città di Stabiae, nell'area dell'odierna Castellammare di Stabia, presso la collina di Varano e delle costruzioni che facevano parte del suo ager. La campagna di scavi iniziò nel 1749 ad opera dei Borboni anche se per avere uno scavo sistematico e ordinato bisognerà attendere il 1950, anno a partire dal quale sarà centrale l'opera del preside Libero D'Orsi.

Rispetto agli scavi di Pompei e di Ercolano, quelli di Stabiae sono di dimensioni più ridotte ed offrono la possibilità di osservare un altro aspetto dello stile di vita degli antichi romani: infatti mentre le prime due località erano delle città, Stabiae era un di luogo di villeggiatura[1], dove vennero costruite numerose ville residenziali finemente decorate ed abbellite con suppellettili di inestimabile valore; non mancavano, tuttavia, ville rustiche.

Attualmente soltanto una piccola parte dell'antica città è stata riportata alla luce: sono visitabili la Villa San Marco, Villa Arianna e il Secondo Complesso. Certa è l'esistenza di altre ville, come quella denominata del Pastore o di Anteros ed Heraclo, oggi, però, ancora parzialmente o completamente interrate, mentre altre sono ancora totalmente inesplorate: nella zona Ager Stabiano, cosi veniva chiamato all’epoca dai romani il territorio che ricadeva sotto l'influenza di Stabiae e che comprendeva oltre alla cittadina stabiana anche i territori degli attuali comuni di Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere, sono presenti una quarantina di costruzioni tra ville d’otium e ville rustiche.


Nel 2001 è nata un'associazione onlus italo-americana chiamata Restoring Ancient Stabiae (RAS) allo scopo di creare un parco archeologico, di completare la campagna di scavi e di promuovere le bellezze delle ville stabiane nel resto del mondo: oggi continuano ad essere esplorate sia Villa San Marco che Villa Arianna, anche se sovente, a volte per motivi puramente casuali come pulizie e a seguito di forti acquazzoni riaffiorano reperti e mura di costruzioni romane o addirittura di epoca precedente di cui si ignorava l'esistenza. I reperti provenienti da Stabiae sono stati il tema centrale di due mostra itinerante nel mondo: la prima con il nome di In Stabiano e la seconda con il nome di Otium Ludens: le città toccate in quest'ultima mostra sono state San Pietroburgo, Hong Kong e Ravenna ed è stata riconosciuta come la quarta esposizione più bella a livello mondiale del 2007.

Il sito di Stabiae nel 2008 ha guadagnato il terzo posto per visite tra gli scavi vesuviani registrando 30.776 visitatori, dietro a Pompei ed Ercolano: resta questo comunque un dato basso rispetto alle enorme potenzialità del sito. Proprio per dare nuovo impulso all’archeologia stabiana sia il comune che diverse fondazioni, come la Restoring Ancient Stabiae (RAS), hanno proposto diversi progetti per la realizzazione di un parco archeologico e di un museo che possa raccogliere le opere, le suppellettili e quant'altro rinvenuto dagli scavi della collina di Varano: molti reperti si trovano inoltre sparsi in diversi musei del mondo; la maggior parte è custodita al Museo archeologico nazionale di Napoli. Una piccola parte di reperti, inoltre, è conservata nell'antiquarium stabiano a Castellammare di Stabia, oggi chiuso, realizzato da Libero D'Orsi nei depositi di una scuola.


Curiosità:
L'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. e la morte di Plinio il Vecchio a Stabia sono riportate nel racconto di Plinio il Giovane.

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